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Coppie di fatto non sposate: diritti e doveri dei conviventi

Signora non 387633

Con la legge Cirinnà [1] del in Italia è stata introdotta la disciplina per le coppie che, di fatto, vivono come se fossero unite in matrimonio: sono le convivenze di fatto. Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia. Diritti e doveri dei conviventi di fatto: quali sono? La convivenza di fatto tra due persone, quando formalizzata nei modi di cui al precedente paragrafo, crea un nucleo familiare che, seppur diverso da quello matrimoniale, è meritevole di tutela. Convivenza di fatto e coppie di fatto: differenza La legge Cirinnà, introducendo le convivenze di fatto e le unioni civili queste ultima possono intercorrere solamente tra persone dello stesso sessoha in effetti previsto che due persone che stanno insieme, se vogliono essere riconosciute dallo Stato godendo dei diritti sopra visti, devono formalizzare la loro convivenza recandosi al Comune e adempiendo agli oneri che abbiamo visto nel primo paragrafo. Quale regime giuridico si applicherà a costoro? Ed infatti, la coppia di fatto non è disciplinata da alcuna legge e, pertanto, dovrà accontentarsi della tutela che è stata loro riconosciuta negli anni dalla giurisprudenza.

È stato amore a prima lettura; quel suo stile morbido e avviluppante conquista fin dalla prima pagina e la storia di quella coppia di sposi in vacanza non mi ha affidato per tanto tempo dopo che avevo finito di leggere. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. Perché ci lamentiamo della natura delle cose? Essa si è comportata in maniera benevola: la attivitа è lunga, se sai farne abituato. Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. I vizi premono ed assediano da ogni brandello e non permettono di risollevarsi oppure alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati al piacere. Giammai ad essi è permesso rifugiarsi in se stessi; se talora gli tocca per accidente un attimo di tregua, come in alto mare, dove anche dopo il vento vi è perturbazione, ondeggiano e mai trovano pace alle loro passioni. Pensi che io parli di costoro, i cui mali sono evidenti?

Adatto in vista di tale compito Noi sempre assecondammo e incoraggiammo la abbondante opera della riforma liturgica, promossa dal Concilio Ecumenico Vaticano II, e avvenne certo non senza un particolare bozzetto della Provvidenza divina se il antecedente documento conciliare, che insieme con i venerabili Padri approvammo e sottoscrivemmo nello Spirito Santo, fu la Costituzione Sacrosanctum Concilium , la quale si proponeva appunto di restaurare e di accrescere la Liturgia, rendendo più proficua la partecipazione dei fedeli ai sacri misteri. Lo sviluppo, da Noi auspicato, della devozione verso la Vergine Maria, inserita come sopra abbiamo accennato nell'alveo dell'unico culto che a buon diritto è chiamato cristiano — perché da Cristo trae origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta espressione e per medio di Cristo, nello Spirito, conduce al Padre — è elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa. Per intima necessità, infatti, essa rispecchia nella azione cultuale il piano redentivo di Altissimo, per cui al posto singolare, affinché in esso ha avuto Maria, corrisponde un culto singolare per Lei;4 come pure, ad ogni sviluppo autentico del culto cristiano consegue necessariamente un esatto incremento della venerazione alla Madre del Signore. Del resto, la storia della pietà dimostra come le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha ratificato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina5 si sviluppino in armonica subordinazione al culto che si presta a Cristo e intorno ad egli gravitino come a loro naturale e necessario punto di riferimento.